|
Le
acrobate
di Silvio
Soldini, Italia, 1997
Valeria Golino, Licia Maglietta
|
|
Una
sera Elena (Licia Miglietta), per un banale incidente d'auto, incontra
Anita (Mira Sardoc), una donna di ottanta anni. Elena, chimico quarantenne
in una ditta di cosmetici, ha una vita agiata e indipendente: sembra
avere all'apparenza tutto, eppure piange guardando il varietà
serale in TV. Anita, di origini balcaniche, vive in solitudine ed
è molto bizzarra. Elena ne è affascinata. Poco dopo
Anita muore e Elena, tra i suoi stracci, scopre una lettera con
un dentino e la foto di una bambina che vive nel sud d'Italia. É
solo una tenue traccia, ma Elena decide di seguirla e parte alla
ricerca di coloro che crede essere parenti di Anita. Trova Teresa
(Angela Marraffa), la bimba della foto, e sua madre Maria (Valeria
Golino), trentenne, sposata con un uomo con il quale ormai non fa
che litigare, che lavora in un ipermercato di periferia e si occupa
della famiglia aiutata dalla zia.
Non sono parenti
di Anita: l'hanno conosciuta per caso. Elena riparte delusa.
Teresa ha la mania degli esperimenti chimici e non fa che parlare
del Nord. Anche Maria non riesce a sentirsi pienamente parte del
mondo in cui vive: ogni tanto, senza saperlo, compie gesti identici
a quelli di Elena. Una notte le scrive: quel breve incontro ha lasciato
il segno. Elena risponde... E il "filo magico" di Anita,
che le ha fatte incontrare, unirà queste acrobate di fine
millennio in un viaggio imprevedibile e rivelatore verso il Nord
sognato dalla piccola Teresa.
"Per fare un albero ci vuole un fiore
" sembra suggerire
il manifesto del film di Soldini. Non a caso la piccola Teresa individua
con la sua bussola un punto preciso tra le nevi del Monte Bianco
("Ecco lì c'è il Nord!"), dove seppellire
e forse dare nuova linfa al suo dentino, che scivola da una busta
a Treviso, rotola sul piano cucina a Taranto, finisce nell'involucro
delle sorprese Kinder e infine viene seppellito dentro una provetta
nella fresca neve alpina. Un seme che permette alle donne del film
di incontrarsi e di intrecciare i loro destini: un altro Dente del
Gigante, come la cima più alta d'Europa, da sotterrare in
maniera rituale per consentire ai ghiacciai dell'esistenza di sciogliersi
o addirittura di infiammarsi.
Un film pervaso da un'aura incantatrice e da un afflato magico:
tre (più una bimba) sono le donne che coprono le diverse
età della vita, tre sono le statue di terracotta, chiamate
anch'esse Le acrobate, visitate al Museo della Magna Grecia di Taranto,
tre sono i film che compongono l'ideale trilogia delle "A"
di Soldini, iniziata con "L'aria serena dell'ovest" (1990),
proseguita con "Un'anima divisa in due" (1993) e chiusa
con questo delicato e struggente viaggio in Italia, dove pur spostandosi
da nord a sud, dalla nebbia alla solarità del meridione,
osservate da finestrini di treni o di auto, bisogna trovare un posto
speciale, lontano, ad alta quota, per poter finalmente trovare se
stessi ed imparare a sorridere alla vita.
Dice il regista: "É la prima volta che non giro a Milano
perché il paesaggio della metropoli si è esaurito
strada facendo. Avevo bisogno di trovare spazi diversi per le storie
di questo film, nuovi paesaggi, città come Treviso e Taranto
che non si vedono al cinema. Ragionando a posteriori ho scoperto
che in questi tre film i personaggi cercano qualcosa di diverso
nella loro vita e si sentono inadeguati: nel primo ognuno vuole
cambiarla e nessuno ci riesce; nel secondo il protagonista Bentivoglio
ne inizia una nuova, ma va incontro al fallimento; in questo film
ho voluto un finale aperto, ma speranzoso, mi sembrava sterile rifugiarsi
in una conclusione negativa anche stavolta".
Una fuga, in apparenza senza prospettiva, che sa però mettere
ogni donna di fronte a se stessa (una chiara eco alla cinematografia
di Kiezslowski) tra solitudini che si incrociano, giochi del caso,
coincidenze, ansie a scavare nel quotidiano, significati sospesi,
aperti solo alle interpretazioni degli spettatori.
Sarà sufficiente cambiare la geografia esistenziale per aprirsi
all'ottimistico incontro con l'altro da sé? Per "Le
acrobate" pare proprio di sì e anche noi ci auguriamo
che questo messaggio, assecondando i segni del destino, possa risvegliare
le coscienze in crisi.
archivio
dei film
programma del Cineforum
home page
|
|