"Ecco gli elmi dei vinti... e quando un colpo
ce li ha sbalzati dalla testa non fu allora la disfatta...
fu quando obbedimmo e li mettemmo in testa"
B. Brecht.




Il mestiere delle armi
2001
 

Anno 1527: tra Lombardia ed Emilia Romagna si svolge un episodio fondamentale della storia italiana: le truppe germaniche (i famosi Lanzichenecchi) scendono dal nord con l'intenzione di conquistare la penisola. A Mantova si trovano la strada sbarrata dall'intervento di Giovanni De' Medici e delle sue truppe dalle nere corazze, per le quali il famoso condottiero è appunto ribattezzato Giovanni dalle Bande Nere. Giovanni è un uomo coraggioso ed un esperto condottiero, e la guerra volgerebbe senza dubbio in suo favore se non intervenissero Federigo Gonzaga, il Duca Alfonso d'Este ed il papa Clemente VII. Il primo permette ai Tedeschi di attraversare le sue terre e di passare il Po sull'ultimo ponte disponibile, il secondo vende loro un micidiale e nuovissimo pezzo d'artiglieria, il terzo rimane indifferente alle richieste d'aiuto di Giovanni, suo nipote. Proprio a causa della nuova arma le Bande Nere di Giovanni perdono uno scontro con i Lanzichenecchi, e lui stesso viene gravemente ferito ad una gamba.
"Il mestiere delle armi" narra degli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere, dal 23 al 30 novembre 1527 - dal momento in cui viene ferito sino alla sua morte tra atroci sofferenze - ma è soprattutto il racconto dell'importanza delle armi e della loro evoluzione. L'enorme cambiamento che l'introduzione dell'artiglieria portò nello sviluppo delle guerre dal 1500 in poi è infatti il vero protagonista della vicenda; da una parte il valore ed il coraggio di un manipolo di uomini che combattono ancora con le spade, le lance e gli archibugi, dall'altra un esercito armato in modo radicalmente superiore. Dal confronto bellico escono certamente vittoriosi i Tedeschi, ma da quello umano emerge la figura di un capitano che ha vissuto sino all'ultimo giorno della sua vita da condottiero, ma non nell'accezione eroica che troviamo proposta in tante narrazioni; Giovanni è appunto un uomo che svolge fino in fondo il "mestiere delle armi", e la sua figura è tutta racchiusa nelle scene di rabbia per i tradimenti politici ed in quelle di guerra, egregiamente rappresentate dalla bellissima sequenza in cui egli presenta la sua spada al generale tedesco prima del combattimento che sarà la causa della sua morte.
La fotografia accompagna perfettamente la narrazione, grigia, fredda, sgranata; le musiche gregoriane sottolineano la drammaticità di tutta la vicenda; bellissimi i costumi e le scenografie (con le meravigliose collocazioni del Palazzo Ducale di Mantova e del Castello Estense di Ferrara). L'interpretazione del cast è convincente e sincera, sia che si tratti dei protagonisti, sia per quanto riguarda le figure secondarie. La regia di Olmi è come sempre rigorosa e precisa, sia nelle inquadrature dei bellissimi paesaggi della Pianura padana innevata ed infangata, sia nei primi piani racchiusi nelle maestose corazze cinquecentesche; molto interessanti alcune scene di minor rilievo come quella della distruzione della croce o l'incontro con i bambini nella pianura innevata.
Se un appunto si può fare a questa pellicola di Olmi è una lentezza a volte eccessiva, ma in conclusione "Il mestiere delle armi" è davvero un bel film, tra documentario storico e vicenda personale, denuncia della guerra e disprezzo delle trame politiche, che mantiene però una sensibilità umana altissima, e che riesce a tratti anche a commuovere lo spettatore.

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Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Interpreti: Hirsto Jivkov, Sergio Grammatico, Dessy Tenekedijeva, Sandra Ceccarelli, Sasa Vulicevic, Dimitar Ratchkov, Fabio Giubbiani, Giancarlo Belelli, Paolo Magagna, Nikolaus Moras, Claudio Tombini, Aldo Toscano, Michele Zattara, Vittorio Corcelli, Franco Palmieri, Paolo Roversi
Nazionalità: Italia - Francia - Germania, 2001
Durata: 1h. 44'







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