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L'assedio
1998
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"L'assedio"
di Bernardo Bertolucci è un film che vampirizza. La sensualità
dilaga in una vicinanza obbligata tra due "aliens" (stranieri)
a Roma, dentro una casa dalla scala a chiocciola. Lei è Shandurai
(Thandie Newton), ragazza africana profuga da un paese a dittatura
militare che le ha imprigionato il marito, lui è Mr Kinsky
(David Thewlis), inglese un po' decadente, pianista di un certo
valore, ma restio a suonare in pubblico, che vive murato vivo in
un decadente appartamento ricevuto in eredità tra quadri
di Severini, arazzi tibetani, statuette rinascimentali, tappeti
caucasici e, in mezzo, un grande pianoforte. Lei studia medicina
e vive nella dependance di casa Kinsky come domestica. Spolvera
le opere d'arte: il busto grigio di un Mercurio alato, un vaso art
nouveau, un fragile e consunto frammento di un antico cavallo d'avorio.
Mr. Kinsky s'innamora di lei e vende tutti i suoi tesori inestimabili,
compreso l'amato pianoforte, per ottenere in cambio una notte con
Shandurai. Compie questi atti irrazionali per segreto narcisismo,
per sottrarsi alla stasi creativa, per ritrovare in una chiave zen
la purezza dell'amore, oppure per seguire l'insegnamento del vangelo
di Giovanni letto dal prete africano, che dice: "solo chi non
cerca di salvare se stesso si salverà"? Alla fine Shandurai
entra nel letto di Mr. Kinsky, mentre il campanello del portone
sul vicolo squilla. E' arrivato dall'Africa il grande assente.
I due mondi contrapposti fanno da corte ad una gara di suoni, colori,
profumi, sapori e sesso. In realtà è l'Africa, l'aldilà
della vecchia Europa, che sfida l'occidente degli immigrati in un'eco
di bellezze non immaginate dai "signori Kinsky". Nel ricordo
di Shandurai - che ha assistito all'arresto del marito - c'è
la musica di Salif Keita, Papa Wemba, Coro Bondeko. Risponde nell'appartamento
dal fascino antico il pianista che esegue opere di Mozart, Beethoven,
Grieg, Scriabine. Bertolucci trasforma la violenta competizione
in un esaltante match, sprigionante il gusto per l'altro - erotismo
invadente - in un crescendo sonoro di eccitazione. Shandurai assedia
Mr. Kinski che assedia Shandurai, in una vertigine di sensazioni,
flash e spiazzamenti spazio-temporali grazie al montaggio efficace
di Jacopo Quadri.
Quello che si preannunciava come un piccolo (un'ora) film per la
televisione è la più sensazionale opera italiana degli
ultimi anni. Scritto dalla regista-sceneggiatrice Claire People
e da Bernardo Bertolucci, "L'assedio" è tratto
dal racconto del giovane inglese James Lasdun (edito da Garzanti)
che il cambio
di ambientazione da Londra a Roma non tradisce. Bertolucci compie
notevoli variazioni di tono e di stile, tanto da trasformare un
incontro multirazziale in un'avventura conradiana. Il regista parmense
fruga nell'inquadratura ingombra di "ostacoli" - pareti,
vasi, lenzuola stese al vento - e scopre stralci di luce, panorami
inconsueti, immagini di una Roma mai vista, che gareggia con l'"ospite",
l'Africa, raccontata come un magnifico "invasore". La
macchina a mano (più steadycam) spazza lo schermo, simulando
l'immagine sgranata televisiva, dal mercato di Piazza Vittorio con
le bancarelle multicolori (come non ricordare le meravigliose pagine
de "Il pasticciaccio brutto di via Merulana" di Gadda),
al buio della misteriosa dimora dove l'europeo e l'africana s'inseguono
in un crescendo di sensualità. Il film è una composizione
musicale per immagini, inizia con venticinque minuti di silenzio
e prosegue in una spirale di sguardi muti. La colonna sonora, per
quanto avvolgente, non toglie allo spettatore il piacere di assaporare,
sequenza dopo sequenza, la sofisticata tessitura fatta di accelerazioni
farsesche e rallentamenti emotivi, di prospettive destrutturate
e squarci abbaglianti. Una scena per tutte, il concerto al cospetto
dei bambini in un crescendo quasi da "thriller". Illuminato
da Fabio Cianchetti e "arredato" da Cinzia Sleiter, "L'assedio"
è un film concepito in stato di grazia al cui ottimo risultato
contribuiscono i due interpreti principali, bravi e palpitanti.
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