|
Il
tempo dei cavalli ubriachi
2000
|
|
|
Vittime della
loro posizione geografica, sparsi su una superficie di circa 500
mila chilometri quadrati fra Turchia, Iran, Iraq e Siria, i curdi
contano 30 milioni di persone. Un popolo senza patria che lotta
per la sua sopravvivenza oltre che per la salvaguardia della sua
lingua e della sua cultura.
Il dramma dei curdi è stato portato sullo schermo dall'iraniana
Samira Makhmalbaf con Lavagne e dalla turca Yesim Ustaoglu con Viaggio
verso il sole, ma ora anche il popolo curdo ha finalmente trovato
il suo cantore. Si chiama Bahman Ghobadi ed è il primo regista
appartenente a quell'etnia. E' stato l'aiuto di Abbas Kiarostami
per Il vento ci porterà via ed è stato uno degli interpreti
di Lavagne. La sua opera d'esordio, Il tempo dei cavalli ubriachi,
è stata premiata con la Caméra d'or al Festival di
Cannes. Una storia vera. La storia di alcuni giovani orfani che,
per tirare avanti, possono contare soltanto su sé stessi.
Il fratello più giovane è affetto da una grave malformazione
e la sua unica possibilità di sopravvivere è legata
a un'operazione chirurgica. Malgrado gli sforzi del fratello maggiore
che si industria in una quantità di piccoli lavori, la famigliola
non riesce a mettere da parte il denaro necessario per l'intervento.
Svanita la possibilità di far operare il ragazzo con il contributo
della famiglia del cognato, il fratello maggiore decide di affrontare
da solo il viaggio verso l'Iraq. Portando il fratellino sulle spalle
si avventura sulle montagne innevate dell'Iran, verso il confine
iracheno.
Autentico docu-drama ricostruito e rivissuto davanti alla macchina
da presa nei luoghi stessi che hanno fatto da cornice agli eventi,
Il tempo dei cavalli ubriachi si dilata in una grande metafora che
introietta e proietta il dramma di tutto il popolo curdo. L'inizio,
con i bambini che medicano un lavoro al mercato, ricorda Sciuscià
di De Sica-Zavattini, il finale rimanda a Il camino della speranza
di Germi, dimostrando ancora una volta come l'eredità del
neorealismo sia stata legittimamente raccolta dagli autori iraniani.
Spoglio, povero, disadorno, Il tempo dei cavalli ubriachi (il titolo
è tratto dalla consuetudine dei contrabbandieri di far bere
alcool alle bestie da soma perché resistano al freddo) trova
la sua carica poetica nell'asciutta essenzialità, nel linguaggio
scarno, nell'intensità dei volti e negli sguardi dei suoi
protagonisti che sanno comunicare la fede religiosa, la solidarietà,
l'amore per la famiglia, la volontà che li anima. Il finale,
con i due fratelli che oltrepassano il reticolato del confine, suscita
la commozione che evocano i sogni impossibili. Ma qualche volta
i sogni vissuti sullo schermo si realizzano. Dopo aver visto il
film, una squadra di medici volontari del Wopsec di Parma, soccorso
chirurgico pediatrico per i paesi emergenti, ha organizzato una
missione che si recherà in Iran per operare il ragazzo infermo
protagonista di questa storia.
archivio
dei film
programma
del Cineforum
home page
|
|