"Cosa direi ai sopravvissuti della Columbine High School? Non direi niente. Starei piuttosto ad ascoltare quello che hanno da dire loro, che è una cosa che nessuno ha ancora fatto".




Bowling a Columbine
2002
   

E' di Marilyn Manson la frase più bella del film. Proprio dall'Anticristo salito in Terra, da colui che è stato accusato in varie sedi di essere la vera ragione del Male che pervade le giovani menti della Generazione X, arriva il suggerimento più sensato di un documentario che ci narra i retroscena di una vicenda che di sensato ha ben poco.
Il 20 aprile 1999 è noto al mondo per essere stato il giorno del più massiccio bombardamento mai attuato dagli Stati Uniti nei confronti di una nazione straniera, nello specifico il Kossovo. Ma il 20 aprile 1999 è successa anche un'altra cosa, che magari ha avuto molta meno eco rispetto all'azione militare ordinata dall'allora Presidente Clinton ma che merita certamente altrettanta attenzione: a Littleton, piccola cittadina del Colorado, due diciassettenni entrano a scuola armati di fucili ed esplosivi e uccidono 12 compagni e un insegnante. Partendo da quell'evento, il regista Michael Moore chiede - e si chiede - quale sia la ragione che porta gli Stati Uniti d'America ad avere il primato mondiale di omicidi con armi da fuoco, facendo il vuoto nei confronti di tutti gli altri paesi (più di 11.200 omicidi l'anno negli USA, contro i 70 del Regno Unito).
"Bowling a Columbine" (il titolo deriva dal fatto che i due responsabili del massacro seguivano un corso di bowling alternativo all'insegnamento scolastico dell'Educazione Fisica) non è un bel documentario. Non è un buon documentario. Non lo è perché quando si gira un documentario bisognerebbe presentare una situazione - raccontare una vicenda - in maniera chiara, completa e acritica. Bisognerebbe astenersi dall'esprimere la propria opinione. Invece, Moore parte da quella che è la sua opinione riguardo l'eccessiva violenza negli Stati Uniti (troppo facile procurarsi un'arma da fuoco) e fa di tutto per provare di avere ragione. In questo realizza decisamente un film di propaganda, tant'è che quando la sua visione dei fatti vacilla (in Canada ci sono 7 milioni di armi da fuoco a fronte di 30 milioni di abitanti, eppure non si sparano addosso e nessuno chiude a chiave la porta di casa) rischia di esprimere la stessa opinione degli "esperti", per poi tornare a battere la strada che voleva percorrere fin dall'inizio, finendo per sfiorare l'inconcludenza e finendo soprattutto per sottovalutare quella che sembra invece essere la ragione più plausibile della grande differenza tra i due stati nord americani: la serietà dei politici e la conseguente serietà dei loro programmi.Ma "Bowling for Columbine" è un film straordinario: Moore sa far cinema, sa giocare bene con il mezzo filmico, dimostra di saper raccontare con pochi fotogrammi tutte le sue idee, riesce a trasmettere emozioni con soluzioni originali e montaggi non banali. E sa fare critica: in una maniera leggera, ironica, quasi satirica; ma straordinariamente efficace. Nel corso del film dà spazio a gente spesso vituperata (Marilyn Manson appunto, ma anche il Matt Stone di "South Park"), fa parlare gente che i media "seri" non ascoltano, sbertuccia quelli che comandano (in particolare Charlton Heston, ma anche gli ultimi tre Presidenti degli Stati Uniti) e soprattutto demolisce l'aura di serietà e onnipotenza che i media si portano dietro.
Tutto questo, Moore l'ha fatto anche attraverso trucchetti (come girare campo e controcampo in momenti diversi) assolutamente fuori luogo, in un documentario; ma l' ha fatto con un'efficacia e una chiarezza espositiva decisamente non comuni. Ha potuto farlo, ha saputo farlo, anche perché Moore è di Flint, in Michigan, uno dei posti più poveri di tutti gli Stati Uniti. Una cittadina in cui, durante la lavorazione di questo film, un bambino di 6 anni ha ucciso una compagna di classe con un colpo di pistola, una pistola trovata in casa dello zio. Ma chissà? Forse se sua madre non avesse dovuto fare due lavori per pagare l'affitto, riuscendo così a passare un po' più di tempo con lui, il piccolo non sarebbe diventato un assassino. Certo che i Potenti non hanno mai fatto nulla per aiutare veramente quella donna e tutti quelli che si trovano nella stessa situazione. Perché in fondo la donna, nera e senza marito, impastava dolci in un centro commerciale frequentato da benestanti, ed è così che il mondo funziona... It's a wonderful world, isn't it?

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Regia: Michael Moore
Sceneggiatura: Michael Moore
Fotografia: Brian Danitz, Michael McDonough
Interpreti: Michael Moore, George W. Bush, Dick Clark, Charlton Heston, Marilyn Manson, John Nichols, Matt Stone, Barry Glassner, Mark Taylor
Nazionalità: USA - Canada, 2002
Durata: 2h. 03'





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