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Come
te nessuno mai
di Gabriele Muccino, Italia, 1999
Silvio Muccino, Giuseppe Sanfelice di Monteforte, Anna Galiena,
Luca De Filippo, Giulia Carmignani, Giulia Steigerwald.
Distribuzione: Mikado
Durata: 88 min.
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Roma, poco
tempo dopo le elezioni che danno la vittoria alla coalizione dell'Ulivo
nel 1996. Silvio ha sedici e vive con i genitori ex sessantottini
ormai imborghesiti, il fratello maggiore Alberto e la sorella Chiara.
Al liceo che frequenta c'è aria di occupazione. Dopo un fallito
tentativo di entrare in discoteca a causa del look alternativo suo
e dell'amico del cuore Ponzi, non resta che trovarsi con altri amici
a fumare e chiacchierare. Ecco allora che Martino racconta mitici
dettagli del suo rapporto con la bella Valentina facendo sognare
i suoi ascoltatori. Nello stesso momento però è Valentina
a raccontare alle amiche con insoddisfazione una versione del tutto
diversa dei fatti, ripromettendosi di fare nuove esperienze. Il
giorno successivo la scuola viene occupata. Silvio, malgrado le
minacce del padre che minaccia di iscriverlo a una scuola privata,
partecipa in prima persona. Il preside viene messo in condizione
di non nuocere e la scuola è degli studenti. Silvio è
al fianco di Valentina con la quale si ritrova da solo per pochi
minuti nell'archivio. Qui lui, che ne è segretamente innamorato,
ne raccoglie le confidenze e la bacia. Commette l'errore di parlarne
con Ponzi che promette di mantenere il segreto ma non ce la fa.
Il pettegolezzo arriva così alle orecchie di Martino e anche
a quelle della stessa Valentina. Ne viene informata anche Claudia
(che vuole bene a Silvio senza averglielo mai detto) che rimane
decisamente male. Intanto l'occupazione continua a pieno regime:
collettivi, turni di guardia, assemblee, proiezioni di film militanti.
Un gruppo di fascisti viene a provocare e un occupante viene ferito
con una catena. Ha subito inizio un inseguimento punitivo che vede
l'intervento del padre di Silvio che, sconvolto, porta il figlio
a casa. I rapporti dei genitori con Silvio si fanno sempre più
tesi ma questo vale anche per i più 'diplomatici' Alberto
e Chiara che non rivelano loro nulla delle loro vite.
I guai per Silvio non sembrano avere fine. Martino lo aspetta sotto
casa e gli dà un pugno. Valentina, con la segreta gioia di
Claudia, decide di chiudere subito con lui e di offrire le sue attenzioni
a un ragazzo più grande. Sempre più teso nei confronti
dei genitori e deciso a non dare seguito alle richieste della madre
che lo vorrebbe portare da un analista, Silvio si ritrova a passare
la notte a casa invece che nella scuola occupata. Il giorno dopo
però sarà in trincea ad attendere l'arrivo in forze
della polizia. L'ordine è di sgomberare l'edificio e, dopo
un fitto lancio di uova, i celerini intervengono fermando e perquisendo
gli occupanti. Silvio e Claudia riescono a fuggire e a rifugiarsi
nel laboratorio di zoologia, luogo prediletto delle meditazioni
esistenziali di Silvio e Ponzi. Qui Claudia, approfittando dell'occasione
inattesa, gli rivela i propri sentimenti. Lui, frastornato, non
sa cosa rispondere e la ragazza, un po' infastidita, gli chiede
di accompagnarla a casa. Mentre un nutrito gruppo di genitori va
a recuperare i figli in questura, Silvio in camera sua è
indeciso sul da farsi ma trova il sostegno dei fratelli. Corre allora
a casa di Claudia e, sul terrazzo di casa sua, la bacia e poi fa
l'amore con lei. L'ultima sequenza è il proseguimento della
prima: Silvio aspetta Ponzi sotto casa. Ora dovrebbe essere diventato
grande ma lui si sente sempre lo stesso.
Il modo migliore per offrire materiale su questo film, considerata
la 'presa diretta' che vuole avere sulla realtà, ci sembra
sia quello di riportare per esteso le note di regia che chiariscono
le intenzioni che stanno alla base della realizzazione di Come te
nessuno mai integrate con un ventaglio di valutazioni critiche provenienti
dalle posizioni ideologiche più diverse. Questi testi possono
costituire una base che consenta
lo sviluppo di riflessioni e di confronti tra la realtà e
la sua messa in scena. Va inoltre rilevato che il film ha ottenuto
il primo premio (assegnato da una giuria composta da studenti quindicenni)
a Castellinaria. Festival Internazionale del cinema giovane di Bellinzona.
Anche questo è un segno dell'attenzione che un film come
questo ha suscitato presso giovani che, pur non vivendo la realtà
italiana, ne hanno apprezzato lo 'sguardo ad altezza di adolescente'.
Dice Gabriele Muccino:
"L'idea che sta dietro a Come te nessuno mai è di parlare
di una generazione che è stata spesso ignorata dal cinema
italiano più recente: la generazione dei sedicenni. Il film
non ha la pretesa di rappresentare tutti i ragazzi e le ragazze
di questa età ma semplicemente di raccontare le vicende di
alcuni di loro che, ne sono convinto, sono simili a quelle di dozzine
di altri. Le storie narrate nel film sono molto simili a quelle
che ho vissuto diciassette anni fa, così come le mie esperienze
ripercorrevano quelle delle generazioni che mi avevano preceduto.
Questo perché alcune delle esperienze che viviamo a questa
particolare età grande avventura che ci porta alla scoperta
dell'amore, dell'amicizia e delle emozioni più profonde e
radicali. A sedici anni ci mettiamo a confronto con i genitori,
con la scuola, la società e l'altro sesso per la prima volta
nella vita. Prendiamo tutte le questioni molto seriamente. Se decidiamo
di credere in qualcosa lo facciamo senza remore. Crediamo immediatamente,
senza domande. Spesso vogliamo cambiare il mondo. La cosa più
romantica e fascinosa è che lo possiamo fare in modo relativamente
semplice. Di solito si comincia con una protesta priva di compromessi
contro la nostra famiglia, la società e il sistema in cui
siamo cresciuti.
Il punto di partenza del film è stato il lavoro meticoloso
che abbiamo compiuto sul trattamento e sulla sceneggiatura. Con
mio fratello e la sua amica Adele Tulli abbiamo scritto e riscritto
la sceneggiatura. Volevo che ogni dialogo fosse giusto per loro.
E' stato solo dopo aver ricevuto la loro approvazione sulla sceneggiatura
che ho cominciato a cercare gli attori. Volevo che avessero la stessa
età dei personaggi. nessuno doveva avere più di diciassette
anni! Li abbiamo cercati fuori dalle scuole, distribuendo volantini
che li invitavano presso un piccolo teatro per un provino. Dopo
alcuni mesi e circa 900 provini abbiamo formato un cast di esordienti
assoluti. Sono molto grato a tutti i giovani che hanno lavorato
al film. Hanno dato tutto di se stessi, recitando in modo istintivo
e senza controllare in alcun modo le loro emozioni.
All'inizio il ruolo del protagonista non doveva essere affidato
a mio fratello Silvio. Non volevo che recitasse nel film. Temevo
di non riuscire a dirigerlo a causa della nostra intimità.
Contro le mie convinzioni e dopo aver cercato invano qualcuno che
recitasse nel ruolo di protagonista, ho deciso di lasciargli fare
il provino. E' stato in quell'occasione che mi ha convinto di essere
la persona giusta per il ruolo. Nel corso della lunga fase di ricerca
abbiamo anche scelto tutti i ragazzi che dovevano occupare la scuola.
Più della metà di loro aveva già preso parte
all'occupazione delle reciproche scuole. Questa è una delle
ragioni per le quali nelle più complesse scene di massa ognuno
sapeva come comportarsi e cosa fare.
Il film ha tre diverse 'anime'. La prima è l'occupazione
della scuola e l'urgenza rivoluzionaria di molti dei ragazzi. La
seconda è l'amore e la scoperta di questo sentimento nel
più completo e 'adulto' senso del termine. La terza è
il rapporto tra genitori e figli.
Nelle scene familiari la generazione del '68 (i genitori di Silvio),
la generazione che venne solo in indiretto contatto con gli eventi
del 1977 ed ebbe a che fare con il cosiddetto movimento della 'Pantera'
(il fratello di Silvio) e la generazione che ha a malapena sentito
parlare della Guerra Fredda e della bomba atomica (Silvio e sua
sorella Chiara) vengono messe a confronto. La confusione politica
ha così modo di venire in superficie con il vuoto lasciato
dalla caduta del Muro, gli strani contorni delle politiche, che
sembrano sempre più remore e indefinite anche a coloro i
quali hanno il sincero desiderio di
capire e hanno problemi nel farlo. Ciò che manca a chiunque
abbia sedici anni oggi e voglia farsi coinvolgere dalla politica
è sostanzialmente un vero nemico. Non hanno una guerra nel
Vietnam né la demonizzazione della media borghesie. Non hanno
catene di montaggio dell'Alfa Romeo con operai in sciopero. Non
hanno missili Cruise o Guerra Fredda. Non hanno la Democrazia Cristiana
o il Partito Comunista. Cosa è rimasto loro? I valori. I
valori più profondi, i valori che i protagonisti del film
stanno cercando.Tutto il resto è solo un effetto di facciata."
"Ricordati che stai vivendo l'età più bella della
tua vita": non c'è frase sentenziosa degli adulti che
faccia arrabbiare di più gli adolescenti. Non importa un
bel nulla che sia al 99% vera. Al ragazzo, i suoi anni sembrano
difficilissimi, ammorbati da conflitti irrisolvibili, schiacciati
dall'incomprensione dei grandi. Proprio come capita al gruppo di
sedicenni protagonisti di Come te nessuno mai. (
) Ne è
uscito un film che non si può liquidare con poche battute,
così come non ci si può permettere di considerare
minimi i problemi dei suoi protagonisti. C'è molta freschezza,
ci sono dialoghi quasi sempre "giusti", una recitazione
che non produce imbarazzo. Un quadro generazionale che è
anche un minisaggio sociologico (molto divertente la sequenza in
cui vengono presentate le varie tipologie degli adolescenti capitolini),
senza sguardi di sufficienza. Ed è più che buona anche
la descrizione dei genitori, incapaci, così come lo erano
i nostri, di capire per quale ragione questi figli che hanno avuto
tutto non siano ancora contenti."
Irene Bignardi - Repubblica
"Un approccio
conciliante e accattivante a un tema che fa parte dell'esperienza
speculare di genitori e figli: comprensioni, incomprensioni, amori,
aneliti di libertà, definizione della personalità,
iniziazioni, visti da un osservatorio a metà tra Porci con
le ali e Baci rubati. Con il buon gusto di non rappresentare i ragazzi
di ieri (i genitori "di sinistra") come degli scimuniti
riconciliati, ma come delle persone che lungo la strada hanno perso
forse un po' di coraggio ma non la voglia di capire. Con un sorridente
slancio romantico che ci fa credere in questi amori giovanili. E
soprattutto con humour - il contraltare indispensabile a un film
sin troppo 'simpatico'.
GianLuigi Rondi - Il Tempo
L'impianto
complessivo del film (l'occupazione della scuola con ritmi concitati
da film western e il disegno attento degli scontri fra sedicenni
in classe e fuori, con il dipanarsi spesso delicato e sospeso delle
amicizie e degli amori) è sempre piuttosto saldo e ben congegnato.
Sia per quello che riguarda il disegno dei vari caratteri, non solo
del giovanissimo Silvio che, in un turbine fra l'affannoso e il
lirico festeggerà la prima volta, ma di tutti gli altri attorno,
ragazzi e ragazze, sia per una rappresentazione che privilegia,
anche nei momenti più raccolti, il dinamismo. Come dimostra,
appunto, oltre al turbinio frenetico dell'invasione delle aule,
metà seria metà sommessamente beffata, quella corsa
di Silvio verso la "prima volta", dopo che il fratello
maggiore l'ha convinto ad affrontarla e che lo vede percorrere le
vie di roma con una decisione e una foga egualmente divise fra l'innocenza
e la speranza. Il tutto con una freschezza mai disgiunta dal candore
e con una vitalità che sa attingere la sua forza dalle cose
concrete e dalla vita di tutti i giorni: a scuola, nelle case, nelle
strade.
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