"...se potessimo solo con una goccia di poesia o d'amore placare la collera del mondo! Ma questo risultato possono ottenerlo soltanto la decisione e la lotta"
Pablo Neruda




Riff Raff
Meglio perderli che trovarli

di Ken Loach
 

Un buon film e allo stesso tempo semplice. Tra ironia e tragedia Loach mostra una visione realistica della Gran Bretagna sotto la signora Thatcher attraverso la metafora di un cantiere edile. Il protagonista è Steve che, uscito di galera, va a lavorare a Londra. Gli altri operai lo prendono subito a benvolere e lo aiutano a trovare alloggio in una casa popolare. Conosce una ragazza. I problemi di cantiere sono molti: dalla mancanza di igiene all'assenza di sicurezza. Ci sono un arresto e un licenziamento entrambi ingiusti e quando un'impalcatura cede e muore un operaio, la vendetta sarà pesante. Ottima la colonna sonora di Stewart Copeland, autore già di Rusty il selvaggio di Coppola ed ex batterista dei Police.

L'ex galeotto Stevie lavora sotto falso nome in un cantiere dove emarginati di ogni tipo sono sfruttati senza nessuna garanzia contrattuale. Una microcomunità solidale di brava gente ("Gentaglia-Robaccia" potrebbe tradursi il titolo) si difende dall'esistenza grama con cameratismo e allegria da naufraghi.
Un'esilarante e controcorrente tragicommedia proletaria che attacca al cuore la brutale e disastrata Inghilterra thatcheriana. Finale incendiario in tutti i sensi.
RIFF RAFF segna il ritorno al cinema per Ken Loach, conosciuto anche come Ken il Rosso, dopo un lungo periodo di esilio forzato seguito all'uscita del precedente film HIDDEN AGENDA in cui si narrava dall'interno lo scontro in atto nel Nord Irlanda. Dopo un periodo passato a girare cortometraggi per la TV, finalmente grazie a Channel Four gli arrivarono un po' di soldi per ridarsi al cinema. RIFF RAFF è una storia cruda diretta e direi anche drammatica delle condizioni di vita dei muratori britannici durante il periodo al governo della Thatcher. Sicurezze sul lavoro ridotte all'osso, sicurezza di lavoro molto risicata ed incomprensioni a mille erano quindi problematiche sempre di attualità all'epoca e forse ci viene da pensare che poi tutto è si cambiato ma solamente in peggio come poi Ken il Rosso ha documentato nell'ultimo THE NAVIGATORS. Solamente che qui tutto è descritto con maggiore poesia e con ancora una speranza di cambiare le cose che adesso pare non ci sia più. Nonostante il lavoro, nonostante i rapporti di coppia non certo rasserenanti, i personaggi del film non appaio mai battuti, ma sempre pronti a solidarizzare tra di loro ed a cercare di trovare quel qualcosa da ridere da ogni situazione che si prospetti di fronte.Ed anche il finale che tanto fece discutere all'epoca, non lascia l'amaro in bocca, anzi serve a tutti per darci una spinta per andare avanti, perchè proprio questa insicurezza del futuro poteva essere usata come spinta propagante per guardare al domani, verso quel futuro che come ci raccontavano anche i Clash NON E' ANCORA SCRITTO. Purtroppo sembra invece che oggi, anche negli occhi di Ken Loach il futuro sia già scritto e faccia veramente schifo ! Da notare che nel film tutti i muratori protagonisti provenivano dagli angoli di maggiore depressione della Gran Bretagna ed ognuno portava con se oltre al proprio dialetto le proprie inquietudini e i propri problemi di stretta sopravvivenza, tanto che il film uscì sottotitolato in molti posti anche di lingua inglese ed ovviamente da noi dove tutto arriva doppiato questo processo di disintegrazione dell'ex impero
britannico ci arrivò completamente svuotato del suo significato.

Piccola annotazione riguardo al cast, visto che Ken Loach utilizza sempre attori nuovi di volta in volta ed a volte nemmeno dei professionisti; qui il protagonista risponde al nome di Robert Carlyle, l'unico che reciterà più di una volta con Ken il Rosso dato che sarà poi il protagonista di LA CANZONE DI CARLA, ambientato tra Glasgow ed il Nicaragua.
Se sperate ancora che tutto possa cambiare e che tutto vi sorriderà guardate questo film di Ken il Rosso e magari dimenticatevi che dal film sono passati dieci anni, ma pensate che lì fuori dal cinema c'è ancora un fuoco liberatore che vi aspetta.

In un panorama di luccichii e benessere, di trame finemente psicologiche, di descrizione del migliore dei mondi possibili, un film come "Riff Raff - Meglio perderli che trovarli" - il sottotitolo è tutto italiano - dedicato al mondo al lavoro dei primi anni Novanta, è quantomeno inusuale. Ambientato nella periferia londinese il film racconta vicende di lavoratori extra-comunitari e di emarginati inglesi costretti a lavorare in un cantiere edile senza nessuna sicurezza, senza nessuna protezione sociale. Una storia dura, un ritratto dei danni che il nuovo liberismo può provocare tra le classi lavoratrici, tra coloro che hanno minori strumenti per farsi valere, per far valere i propri diritti. E' un film crudo, senza fronzoli narrativi, che va direttamente al nocciolo del problema. Il coraggio intellettuale di Ken Loach si manifesta nella sua interezza. Lo stesso finale non è affatto scontato: dopo aver subito per tanto tempo i lavoratori decidono di reagire. Il risveglio del movimento operaio? Ottima la colonna sonora di Stuart Coleman, autore già di "Rusty il selvaggio" di Coppola ed ex batterista dei Police. Un buon film e allo stesso tempo semplice. Tra ironia e tragedia Loach mostra una visione realistica della Gran Bretagna sotto la signora Thatcher attraverso la metafora di un cantiere edile.

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Con Robert Carlyle, Jimmy Coleman, Emer McCourt.
Commedia, colore, 94 min. - Gran Bretagna, 1991
Premio Felix 1991 per il miglior film europeo dell'anno.





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