Riff
Raff
Meglio perderli che trovarli
di Ken Loach
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Un buon film
e allo stesso tempo semplice. Tra ironia e tragedia Loach mostra
una visione realistica della Gran Bretagna sotto la signora Thatcher
attraverso la metafora di un cantiere edile. Il protagonista è
Steve che, uscito di galera, va a lavorare a Londra. Gli altri operai
lo prendono subito a benvolere e lo aiutano a trovare alloggio in
una casa popolare. Conosce una ragazza. I problemi di cantiere sono
molti: dalla mancanza di igiene all'assenza di sicurezza. Ci sono
un arresto e un licenziamento entrambi ingiusti e quando un'impalcatura
cede e muore un operaio, la vendetta sarà pesante. Ottima
la colonna sonora di Stewart Copeland, autore già di Rusty
il selvaggio di Coppola ed ex batterista dei Police.
L'ex
galeotto Stevie lavora sotto falso nome in un cantiere dove emarginati
di ogni tipo sono sfruttati senza nessuna garanzia contrattuale.
Una microcomunità solidale di brava gente ("Gentaglia-Robaccia"
potrebbe tradursi il titolo) si difende dall'esistenza grama con
cameratismo e allegria da naufraghi.
Un'esilarante e controcorrente tragicommedia proletaria che attacca
al cuore la brutale e disastrata Inghilterra thatcheriana. Finale
incendiario in tutti i sensi.
RIFF RAFF segna il ritorno al cinema per Ken Loach, conosciuto anche
come Ken il Rosso, dopo un lungo periodo di esilio forzato seguito
all'uscita del precedente film HIDDEN AGENDA in cui si narrava dall'interno
lo scontro in atto nel Nord Irlanda. Dopo un periodo passato a girare
cortometraggi per la TV, finalmente grazie a Channel Four gli arrivarono
un po' di soldi per ridarsi al cinema. RIFF RAFF è una storia
cruda diretta e direi anche drammatica delle condizioni di vita
dei muratori britannici durante il periodo al governo della Thatcher.
Sicurezze sul lavoro ridotte all'osso, sicurezza di lavoro molto
risicata ed incomprensioni a mille erano quindi problematiche sempre
di attualità all'epoca e forse ci viene da pensare che poi
tutto è si cambiato ma solamente in peggio come poi Ken il
Rosso ha documentato nell'ultimo THE NAVIGATORS. Solamente che qui
tutto è descritto con maggiore poesia e con ancora una speranza
di cambiare le cose che adesso pare non ci sia più. Nonostante
il lavoro, nonostante i rapporti di coppia non certo rasserenanti,
i personaggi del film non appaio mai battuti, ma sempre pronti a
solidarizzare tra di loro ed a cercare di trovare quel qualcosa
da ridere da ogni situazione che si prospetti di fronte.Ed anche
il finale che tanto fece discutere all'epoca, non lascia l'amaro
in bocca, anzi serve a tutti per darci una spinta per andare avanti,
perchè proprio questa insicurezza del futuro poteva essere
usata come spinta propagante per guardare al domani, verso quel
futuro che come ci raccontavano anche i Clash NON E' ANCORA SCRITTO.
Purtroppo sembra invece che oggi, anche negli occhi di Ken Loach
il futuro sia già scritto e faccia veramente schifo ! Da
notare che nel film tutti i muratori protagonisti provenivano dagli
angoli di maggiore depressione della Gran Bretagna ed ognuno portava
con se oltre al proprio dialetto le proprie inquietudini e i propri
problemi di stretta sopravvivenza, tanto che il film uscì
sottotitolato in molti posti anche di lingua inglese ed ovviamente
da noi dove tutto arriva doppiato questo processo di disintegrazione
dell'ex impero britannico
ci arrivò completamente svuotato del suo significato.
Piccola annotazione
riguardo al cast, visto che Ken Loach utilizza sempre attori nuovi
di volta in volta ed a volte nemmeno dei professionisti; qui il
protagonista risponde al nome di Robert Carlyle, l'unico che reciterà
più di una volta con Ken il Rosso dato che sarà poi
il protagonista di LA CANZONE DI CARLA, ambientato tra Glasgow ed
il Nicaragua.
Se sperate ancora che tutto possa cambiare e che tutto vi sorriderà
guardate questo film di Ken il Rosso e magari dimenticatevi che
dal film sono passati dieci anni, ma pensate che lì fuori
dal cinema c'è ancora un fuoco liberatore che vi aspetta.
In un panorama
di luccichii e benessere, di trame finemente psicologiche, di descrizione
del migliore dei mondi possibili, un film come "Riff Raff -
Meglio perderli che trovarli" - il sottotitolo è tutto
italiano - dedicato al mondo al lavoro dei primi anni Novanta, è
quantomeno inusuale. Ambientato nella periferia londinese il film
racconta vicende di lavoratori extra-comunitari e di emarginati
inglesi costretti a lavorare in un cantiere edile senza nessuna
sicurezza, senza nessuna protezione sociale. Una storia dura, un
ritratto dei danni che il nuovo liberismo può provocare tra
le classi lavoratrici, tra coloro che hanno minori strumenti per
farsi valere, per far valere i propri diritti. E' un film crudo,
senza fronzoli narrativi, che va direttamente al nocciolo del problema.
Il coraggio intellettuale di Ken Loach si manifesta nella sua interezza.
Lo stesso finale non è affatto scontato: dopo aver subito
per tanto tempo i lavoratori decidono di reagire. Il risveglio del
movimento operaio? Ottima la colonna sonora di Stuart Coleman, autore
già di "Rusty il selvaggio" di Coppola ed ex batterista
dei Police. Un buon film e allo stesso tempo semplice. Tra ironia
e tragedia Loach mostra una visione realistica della Gran Bretagna
sotto la signora Thatcher attraverso la metafora di un cantiere
edile.
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