"Ecco gli elmi dei vinti... e quando un colpo
ce li ha sbalzati dalla testa non fu allora la disfatta...
fu quando obbedimmo e li mettemmo in testa"
B. Brecht.



Alla rivoluzione
sulla due cavalli

Italia 2001, 94'
 

Parigi, 1974. Marco, italiano, e Victor, portoghese, convivono in un appartamento, respirando nelle strade parigine il clima di contestazione figlio dell'intramontabile Sessantotto e foriero di continui cambiamenti. Notte fonda, squillo di telefono: è accaduto, finalmente è successo, la rivoluzione - passata alla storia come quella dei garofani - ha rovesciato in Portogallo una delle dittature più lunghe della storia del Vecchio Continente. Victor piange, freme, vuole partire per raggiungere il paese dal quale sei anni prima è stato costretto a scappare. Unico mezzo di locomozione immediato, la Due cavalli gialla di Marco. Che non può dirgli di no, spezzare la sua emozione. Ma non può neanche farsi scappare l'opportunità di vivere "dal vero" la rivoluzione, di sentirsela addosso, di prenderne parte, di sperimentare qualcosa di cui aveva a lungo sentito parlare e parlato. La strada è lunga, la macchia gialla si insinua tra i meravigliosi paesaggi francesi, accarezza le strade, confonde il giorno e la notte. Ma l'avventura - e non poteva mancare - non va avanti senza Claire, fiamma di Victor durante gli anni dell'università e amica di entrambi, trasferitasi dopo il matrimonio a Marsiglia. Tra canzoni, macchina in panne, meccanici furbastri, treni di rifugiati politici, posti di blocco ed equivoci i tre arrivano a Lisbona. E incontrano la rivoluzione, fuori e dentro di sé.
C'è un po' tutto quello che ci si aspetta da un film sugli anni Settanta in questo secondo film di Maurizio Sciarra, tratto dall'omonimo romanzo di Marco Ferrari. O meglio, tutto il lato gioioso, interiore, al limite dell'ingenuità che ha caratterizzato quel periodo. Non ci sono P38, terroristi, volti coperti e gruppi armati, per una volta, ma c'è un
muni troppo limitato e limitante, un decalogo di "cose che fanno gli anni Settanta" che intrappola tutto in un quadro poco veritiero, spesso pallido e sbiadito. Dal viaggio "on the road" come viaggio dell'anima, dal conflitto tra valori borghesi ed istinto, tra famiglia e libertà, dall'aborto al sesso libero, dalla stupidità delle forze dell'ordine alle frasi che fanno sorridere come "Quelli con la 2cv e con la Renault 4 mi insospettiscono, quelle sono macchine da sovversivi!" esclamato da un poliziotto verso i tre ragazzi, tutto sa di stereotipo, di souvenir di un'epoca passata da troppo per poterla rivivere con passione.
E' questo che spesso manca, la passione, in un affresco che appare sfocato, anemico nonostante le bandiere rosse sventolate dal treno degli esuli al ritorno in patria, poco vibrante. C'è poca anima, e dispiace se si considera che questo è un film sul viaggio, sull'amicizia, sulla scoperta interiore, sulla rivoluzione, sulla libertà. Sicuramente generazionale, il film risulta - nonostante le intenzioni del regista - un'operazione nostalgica che piacerà soprattutto ai 40-50enni ma che non riesce a trasmettere fino in fondo l'indubbia intensità che quel periodo si porta dietro, quell'intensità che ne ha fatto per molti, anche più giovani, un punto di riferimento, un momento da studiare, l'origine di una libertà di cui ancora si gode. Meravigliose le musiche che accompagnano il viaggio e bravi gli attori, tra cui Adriano Giannini, figlio di Giancarlo. Intense le apparizioni di Francisco Rabal - l'ultima prima della recente scomparsa - nel ruolo dello zio rivoluzionario di Victor e quella di Georges Moustaki, nel ruolo del poeta portoghese esule in Francia che il giovane incontra all'inizio del film.

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Regia: Maurizio Sciarra
Sceneggiatura: Marco Ferrari, Enzo Monteleone, Maurizio Sciarra, tratto dall'omonimo romanzo di Marco Ferrari
Fotografia: Arnaldo Catinari
Scenografia: Giada Calabria
Costumi: Andrea Viotti
Montaggio: Claudio Cormio
Musica: Lele Marchitelli
Prodotto da: Cristina de' Rossi
Distribuzione cinematografica: Lantia

PERSONAGGI E INTERPRETI
Marco: Adriano Giannini
Claire: Gwenaëlle Simon
Victor: Andoni Gracia
Zio Enrique: Francisco Rabal
Poeta: Georges Moustaki

Vincitore del Pardo d'Oro all'ultimo
festival di Locarno






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