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Grazie
signora Thatcher
1986
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Preceduto da
un dibattito sulla sua valenza politico-artistica messo in moto
dal quotidiano di Rifondazione Comunista che ne esaltava la grandezza
e l'importanza dei temi trattati, arrivando a metterli in relazione
con la situazione economico finanziaria del nostro paese, esce anche
in Italia, con oltre un anno di ritardo, Brassed Off di Mark Herman,
qui diventato, con una scelta a nostro giudizio del tutto fuori
luogo, un ben più ironico Grazie, Signora Thatcher, stemperando
il significato del titolo originale e perdendo inevitabilmente il
gioco di parole in esso contenuto. Brassed Off significa infatti,
letteralmente, "cacciati via", "licenziati",
ma il termine brass sta anche ad indicare gli ottoni, lo strumento
principe della banda della miniera di Grimley, un nome immaginario,
una cittadina inesistente che rappresenta però i tanti paesi
dell'Inghilterra settentrionale che, dopo decenni di prosperità
legata al fiorire di un'industria basata sul carbone, si sono visti
da un giorno all'altro privare del lavoro e del più basilare
diritto di sussistenza, con intere famiglie gettate sul lastrico
dalla nuova politica economica governativa (da qui Grazie, Signora
Thatcher).
Siamo nel 1989
e per molti lo sciopero dei minatori del 1984 è solo un brutto
ricordo, ma non nello Yorkshire dove si continua a vivere aggrappati
ad un residuo di passato, a quelle miniere di carbone che, per quanto
ancora produttive, sono destinate a scomparire. Così a Grimley
dove, accanto allo sconforto degli uomini ed alle battaglie delle
donne affinchè la miniera non venga chiusa, la tradizione
continua a far sopravvivere la vecchia banda dei minatori, uomini
che dopo aver lavorato duramente nel sottosuolo si incontrano alla
luce del sole uniti dall'amore per la musica. C'è Danny,
il capobanda (Pete Postlethwaite, straordinario attore che ricorderete
in Nel Nome Del Padre), dai polmoni devastati dalla polvere di carbone:
una vita dedicata alla miniera ed alla musica. La banda per lui
è tutto, gioia, conforto, spinta ad andare sempre avanti.
C'è Phil, suo figlio, moglie e figli da mantenere, una vita
rovinata dagli strozzini. C'è Andy (Ewan McGregor, reduce
dal successo di Trainspotting, in un'interpretazione piuttosto sommessa),
giovane sopraffatto dallo sconforto e dalla rabbia, incapace di
dimenticare la ragazza della quale era innamorato a quattordici
anni. Ci sono Harry, Jim, Ernie, uomini che hanno sempre diviso
gioie e dolori, ma che ora, di fronte all'imminente collasso dell'industria
mineraria, decidono di arrendersi, di sciogliere la banda, abbandonando
così ogni sogno e velleità. Sarà la bella Gloria
(Tara Fitzgerald), nipote del vecchio leader della banda, da cui
ha ereditato il flicorno e la passione per la musica, giunta da
poco in paese, a restituire ai minatori la voglia di vivere e di
combattere.
Commedia amara
dai profondi risolti sociali, costantemente tesa com'è all'analisi
dell'Inghilterra proletaria, Grazie, Signora Thatcher deve indubbiamente
molto al cinema di Ken Loach: le analogie con film quali Riff Raff
o Piovono Pietre sono infatti evidenti, anche se il risultato finale
è di gran lunga inferiore. Il proscenio viene qui dato alla
storia d'amore fra Andy e Gloria, ai difficili rapporti fra mariti
e mogli, fra padri e figli, senza però quasi mai riuscire
a suscitare vere emozioni e procedendo anzi stancamente fra luoghi
comuni verso un finale volutamente demagogico che, per quanto toccante,
male si accorda con lo sviluppo della storia e le caratteristiche
dei suoi personaggi, risolvendo al tempo stesso con semplicismo
ogni problema di relazione interpersonale e mirando unicamente ad
infiammare gli animi e suscitare lo sdegno dello spettatore, senza
la benchè minima preoccupazione di compiere un esame costruttivo
e spassionato del quadro politico ed economico di quegli anni.
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