|
|
| |
|
Come
poni La Verità Bugiarda rispetto ai romanzi precedenti?
«Penso si possa parlare di un thriller psicologico con fortissimi
risvolti sociopolitici. Mentre Chiudi gli occhi era un romanzo corale,
con un punto di vista frammentato fra vari personaggi, nella Verità
bugiarda la centralità del protagonista è più
forte. Laltra differenza è nellambientazione, dalla
provincia del profondo Nord alla metropoli milanese».
I tuoi personaggi maschili sono sempre molto complessi e articolati:
come li costruisci? Sono una tua proiezione oppure li rapisci dal
mondo reale?
«Uso un procedimento che credo sia comune a molti narratori.
Il protagonista di un romanzo ha sempre moltissimo del suo creatore,
mentre i personaggi di contorno nascono da un mix fra esperienze personali
del narratore, figure che fanno parte del suo mondo e fantasia pura».
Da quale spunto parti per scrivere una storia?
«Da poche righe che descrivono una situazione, una geometria
di eventi o di rapporti, indicando i personaggi con lettere dellalfabeto.
Ti faccio un esempio: A, presunto uxoricida, salva B, giovane
figlio di un boss mafioso, da una violenza in carcere. Quando però
entrambi escono di prigione, la gratitudine di B diventa così
invadente che finisce per provocare la rovina e la morte di A.
È lo spunto del romanzo che sto scrivendo ora! Ti rivelo un
segreto: nel momento in cui devo dare un nome al protagonista, spesso
tengo la lettera dellalfabeto come iniziale. Ciò spiega
perché molti protagonisti delle mie storie hanno nomi che iniziano
con la A. Nel caso del romanzo che sto scrivendo, A è Adriano,
B Bruno».
Mi sembra che dalle sperimentazione iniziali adesso ti spingi a
storie di più vasto respiro. Nei tuoi ultimi tre romanzi si
vede molto la Storia con la S maiuscola e una certa critica sociologica.
«Sono daccordo. Penso di essere diventato, con gli
anni, più romanziere, più interessato a fare respirare
la vita nei libri che scrivo, mentre negli anni 90 ero più
un autore di racconti lunghi. Il tema centrale della Verità
bugiarda, secondo me, è la crisi della famiglia: più
tende a durare nel tempo, con i figli che rimangono in casa fino a
30 anni e oltre, meno è possibile vivere al suo interno rapporti
umani di crescita».
Quanto è importante scrivere racconti per un romanziere,
se ti ritieni ovviamente solo uno scrittore di romanzi?
«Sono convinto che la voce pura di uno scrittore
si senta soprattutto nei racconti, dove ti puoi concentrare sullemozione
e sulla scrittura senza tutte quelle scene di raccordo, tutti quei
passaggi importanti per una narrazione lunga».
In molti tuoi lavori cè un paesaggio di lago: quanto
è importante per te lo spazio geografico?
«Sono nato sulle sponde del lago dIseo, per me è
quasi unossessione. Sono molto affascinato dallorizzonte
chiuso, cupo dellacqua dolce, mentre il mare con la sua immensità
non mi emoziona. Il lago è una grande metafora dellinconscio:
un pozzo scuro in cui annegano (e da cui emergono) paure, desideri
inconfessabili, incubi, ricordi. Il lago è molto più
romantico e ipnotico del mare».
In qualche modo si capisce che utilizzi il noir solo come veicolo
per poi raccontare le tue storie. Quanto è importante per te
il genere, se di ciò si tratta?
«Ti dicevo che cerco di mettere personaggi quotidiani in
situazioni eccezionali. Morte violenta, tensione, enigma, sono più
stimolanti di altre possibili condizioni narrative ed esistenziali
che rompano i vincoli in cui si muovono le nostre vite».
Sei passato da una lingua asciutta e scarna a una più ariosa.
È una scelta consapevole o è legata al cambio di registro
narrativo?
«È un cambiamento che si notava già nei racconti
più lunghi di Un bacio al mondo. È una scelta volontaria,
a favore di una lingua più aperta rispetto a quella austera
dei primi libri. La trovo più adatta al romanzo». |
|
|
a
cura di Antonio Pettierre e Lorenza Pozzi
|
|
|
|