"Gli italiani hanno votato
Berlusconi inseguendo un
sogno e si sono risvegliati
in un incubo"
Nanni Moretti




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Non vi lasceremo soli  

di Don Luigi Ciotti

"Lasciatemelo dire che essere qui oggi in piazza non è una bella cosa, anche se importante e necessaria, perché la legalità, la giustizia, i diritti non dovrebbero essere l'obiettivo da inseguire, ma la precondizione perché in un paese ci sia libertà, partecipazione e democrazia. Ma voi me lo insegnate: il nostro obiettivo non può essere la legalità. Dobbiamo andare oltre la legalità e non dimenticarci che la legalità e la solidarietà sono gli strumenti per costruire giustizia.
L'obiettivo dev'essere la giustizia., incominciando dalla giustizia sociale, mettendo al centro sempre la persona, partendo dai suoi bisogni naturali e fondamentali. E voi mi insegnate che i bisogni delle persone, di tutte le persone, sono i diritti, e i diritti sono i servizi, gli spazi, le opportunità, il lavoro, l'istruzione, la casa, la salute. I diritti sono la giustizia sociale. Certo nessuno vuole dimenticare i nostri doveri, le nostre responsabilità, ma anche diritti: i diritti sociali e i diritti civili per tutti.
Allora, non si costruisce giustizia senza ricerca della verità. A volte verità difficili, scomode e ingombranti. Non possiamo fare sconti a nessuno rispetto alla verità, né ieri né oggi. Il problema della giustizia sociale non è un problema solo di oggi: alcune responsabilità vengono da lontano. Ma oggi più che mai alcuni provvedimenti legislativi già approvati, alcuni progetti di legge presentati o preannunciati sono a garanzia dei forti e non rispettano il principio e il valore dell'uguaglianza. E mentre i forti si garantiscono, i deboli pagano il prezzo dei ritardi, dell'indifferenza, dalla burocrazia, del mercato. E la protesta delle persone detenute è un grido da fare nostro. I problemi del carcere riguardano tutti, il disagio colpisce colpevoli e innocenti, detenuti e operatori, senza differenze e senza riguardi per alcuno.
Allora per tutti dovrebbe risultare necessario, razionale e umano cercare di trovare strade nuove e già indicate, mitigare le sofferenze, riportare vita e speranza anche dietro le sbarre. Mentre i forti si garantiscono e si autoassolvono, tanti poveri cristi stanno nelle galere.
Il carcere come estrema ratio: a parole lo dicono tutti, tutti sono d'accordo, ma poi quelle riforme non si fanno. Oggi il carcere serve a nascondere tanti problemi e negare responsabilità. Un altro grido da fare nostro è la riforma della giustizia minorile, in linea con una politica più portata alla punizione che al recupero. […] Un altro grido da accogliere è quello degli amici immigrati. Ne ho visti tanti su questa piazza, e per questo voglio dirvi grazie, grazie di esserci, grazie amici. So e sappiamo quanto è grande la vostra fatica. Ho letto uno striscione con scritto sopra "Volevano braccia, sono arrivate persone". Non vi lasceremo soli: deve essere questo l'impegno di tutti. Non basta, non è sufficiente entrare in Europa, se poi l'Europa diventa una fortezza che respinge. Noi dobbiamo entrare nel mondo. A volte dicono che non è compito di preti tutto questo, mi dicono che parliamo troppo. Ma io credo faticosamente che di fronte a tante ingiustizie non si può e non si deve tacere, e che questo è compito di tutti. E nel Vangelo tutto questo è fame e sete di giustizia.
E anch'io vorrei continuare a dare una mano a Dio e a tanti uomini a saldare concretamente la terra con il cielo. La libertà di tutti si gioca sul terreno dei diritti e della giustizia di tutti. C'è bisogno da parte nostra, e da parte di tutti, di coerenza, di credibilità, di collaborazione, di continuità. Continuità e coerenza nostre, come irrinunciabili direzioni di marcia. Il legittimo sospetto, come voi ben sapete, è servito in passato per assolvere, ritardare, inquinare. Nessuno può dimenticare il processo di mafia Notarbartolo, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Ciacurri, la guerra di mafia di Corleone: tutti processi rinviati, spostati in altra sede, imputati assolti in passato per il legittimo sospetto. Allora, amici, questi mazzi di spighe sono il segno della speranza, perché proprio a Corleone, nel 1947, un giovane sindacalista, Placido Rizzotto, fu ammazzato, fu ucciso, perché voleva creare su quei terreni delle cooperative di lavoro per i giovani, per dare dignità e futuro in quella terra. Lo hanno ucciso. E a indagare, perché Placido Rizzotto era scomparso, arrivò un giovane capitano dei Carabinieri: Carlo Alberto Dalla Chiesa, che uccideranno più tardi. E a prendere il posto di Placido Rizzotto arrivò un altro giovane segretario della Camera del Lavoro, Pio La Torre, che uccideranno più tardi." ("sbobinato" da Elisa Bianchini)

 

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