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di Federico
Orlando
Concittadini, (lettrici, lettori,)
vorrei essere autorizzato da Voi a dedicare questi 8-9 minuti a
Indro Montanelli, il grande borghese moderato che per primo, nove
anni fa, chiese alla borghesia non dominata da spiriti animali di
allearsi al popolo, in un patto di centrosinistra, per scongiurare
l'avvento di questa destra, di cui egli aveva bene intuito e visto
la natura.
Speravo che
il maxischermo potesse mandarvi l'immagine di questo foglio. E'
l'ultimo numero de "LA VOCE" di Indro Montanelli, che
grida ai suoi redattori "difendetevi", come Borrelli dirà
ai magistrati, sette anni dopo, "resistete". L'oligarchia
elettronica colpì i giornalisti moderati che non vollero
farsi trombettieri, assai prima di colpire, con editto bulgaro,
altri oppositori coraggiosi, accusati di "comunismo" e
di "uso criminoso" della televisione.
"Questa
destra mi fa paura solo a sentirla parlare" diceva Montanelli
prima del 13 maggio 2001. Ma in questi 16 mesi i fatti sono andati
al di là di ogni peggiore previsione: lavoro, giustizia,
informazione sono le tre vittime quotidiane di questa politica,
insieme a scuola e ricerca, salari, sanità, previdenza, cultura
delle regole e civiltà italiana del buon gusto e della tolleranza.
Mai nei centocinquanta anni dunità nazionale, mai classismo
di destra espresse governo più classista. Mai nessuna destra
(fascismo a parte) è stata tanto ostile ai valori e ai diritti
affermati dalla Costituzione.
"Tutti
hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con
la parola e lo scritto", garantisce l'articolo 21 della Costituzione.
E noi - giornalisti, autori, attori, scrittori, registi, edicolanti,
fotografi, giuristi, docenti e utenti della comunicazione
che l'abbiamo costituita ci chiamiamo Associazione "Articolo
21. Liberi di"; liberi di esercitare per noi stessi e per voi
i diritti costituzionali in tutte le forme e i linguaggi della comunicazione:
giornalismo, cinema, teatro, letteratura, musica, televisione, arti
figurative, internet, ricerca, insegnamento. Difendiamo questo diritto
per tutti, anche per "Il Fatto" e per "Sciuscià";
anche per "la 7", strangolata perché non diventasse
un piccolo terzo polo; anche per "Europa 7", a cui non
assegnano le frequenze pur avendo la concessione per trasmettere
mentre chi non ha la concessione continua a occupare frequenze,
come nel Far West dove chi tira per primo la pistola dalla fondina
si aggiudica l'appalto.
Provocatoriamente,
alla vigilia di questo 14 settembre, una riforma che dovrebbe regolare
il Far West propone invece un condono tombale, per cui chi s'è
preso l'etere se lo tiene. Si finge di privatizzare la Rai per metterla
meglio sotto il controllo del Tesoro, cioè del governo. Si
rimuove il divieto di cumulare tv e giornali, senza norme antimonopolio:
sicché chi ha una posizione dominante è ancora più
favorito. E' l'ennesima legge di classe, come quella che esentò
le eredità plurimiliardarie; come quella che protegge dal
fisco il ritorno dei capitali mafiosi. E' per costoro che governa
la destra.
Per gli altri
niente, gli altri italiani sono figli di nessuno. Niente per l'editoria
e l'emittenza locale, come niente per i pensionati, i giovani senza
lavoro, i lavoratori che debbono rinnovare il contratto, i cittadini
in attesa di cure o di giustizia, gli studenti che hanno urgenza
di riforme.
Ci chiediamo
se, in queste condizioni, il diritto di esprimersi secondo l'articolo
21 della Costituzione resti almeno al presidente della Repubblica.
Caro presidente Ciampi, messaggi al Parlamento Lei può mandarne,
come quello di luglio sul pluralismo dell'informazione: ma il Parlamento
lo ignora, impegnato nelle urgenze di imputati eccellenti.
E' questo il
nuovo senso delle istituzioni. Ma intanto i pennivendoli scrivono
che l'attacco alle istituzioni viene dai girotondi.
E' in questa
notte della cultura e del pudore che ai giovani ricercatori dell'università
pubblica vengono tagliati gli stipendi; che ad altri giovani vengono
preclusi gli accessi all'alta formazione scientifica; che i docenti
sono minacciati nella loro libertà d'insegnamento e di ricerca.
E' in questa
notte che la destra si preoccupa di iniziare l'anno scolastico non
rimuovendo il caos in cui annaspano ragazzi, famiglie e insegnanti,
ma per rilanciare il revisionismo storico, cioè nuove e becere
egemonie sul passato per comode riabilitazioni nel presente.
E mentre a
Venezia il film premiato col Leone d'Oro viene demonizzato non per
il suo risultato artistico ma per il suo contenuto, come ai tempi
della censura, i moralisti della stampa sedicente "liberale"
- dimentichi che l'aggettivo liberale nacque in contrapposizione
a servile - ci impartiscono lezioni quotidiane su come una brava
ed educata opposizione debba comportarsi, se vol essere rispettosa
dei diritti della maggioranza e della sovranità. Siate dunque
educati, concittadini, imbavagliatevi.
Ci chiedono
cosa proponiamo, cosa vogliamo.
Vogliamo che si torni alla Costituzione. Che sia abolito il confino
politico per Biagi, Freccero, Santoro, Fazio, Severi, Ruotolo, Parascandolo;
per i miei giovani colleghi Barbacetto, Gomez, Travaglio, allievi
di Montanelli e non di Stalin; per Sabina Guzzanti e Luttazzi e
altri artisti cui si cerca di ostacolare l'accesso perfino ai teatri;
per Roberto Benigni costretto a diffondere i suoi film attraverso
la distribuzione del padrone di tutto. Chiediamo che il Corriere
della Sera non debba subire le scalate degli "amici degli amici";
che siano aiutati gli editori "puri", quelli cioè
che non vendono al governo i loro giornali in cambio di appalti,
rottamazioni o telefonini; che la Rai sia riformata come "servizio
pubblico" e non sia più Telebeautiful a servizio della
destra più incolta e violenta.
Chiediamo che
le istituzioni siano moralizzate, a cominciare dal Parlamento che
dovrebbe vigilare sulla Rai mentre è a sua volta sotto vigilanza
speciale del partito degli avvocati: che è tempo di sciogliere,
miei cari ex colleghi parlamentari del centrosinistra. Scioglierlo
per ridare un minimo di dignità al Parlamento, visto che
nessun guru di destra è disposto per questo a bere un altro
bicchiere della propria pipì.
Concittadini,
gli organizzatori di "Articolo 21. Liberi di", che vi
aspettano presso la Scala Santa per raggiungere stasera le centomila
firme per "Il Fatto" e per "Sciuscià",
sarebbero lieti, io credo, di stare con voi in un altro girotondo,
magari a Saxa Rubra, per la Costituzione, tutti insieme: movimenti,
partiti, sindacati.
Tutti insieme
perché la nostra unità è la condizione per
realizzare il grande obiettivo che conseguimmo nelle elezioni del
1996: un "patto nazionale di governo" fra i lavoratori,
i ceti medi riflessivi e la borghesia imprenditrice.
Questo tridente
fu la chiave della nostra vittoria, e non ce nè un'altra
per vincere.
La ritroveremo grazie a voi, cittadini, che siete il collante di
questo tridente e il suo potentissimo mass-media.
Voi siete la NOTIZIA e il giornale che la diffonde.
A voi Gasparri non può negare le frequenze e Tremonti non
può imporre tasse di concessione governativa sulla parola.
Voi siete la nuova VOCE che non si può imbavagliare.
Senza televisioni, Ghandi convertì alla libertà cinquecento
milioni di indiani. A noi basterà incontrarci con un numero
assai più modesto di "elettori pensori" dell'altra
parte, per uscire tutti insieme da questa notte.
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