"Gli italiani hanno votato
Berlusconi inseguendo un
sogno e si sono risvegliati
in un incubo"
Nanni Moretti




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Non c'è pace senza giustizia  

di Rita Borsellino

"Grazie. Devo dirvi grazie perché in quest'ultimo tempo ho sentito troppo silenzio. Qualcuno ha detto - non cito la prima parte della frase perché non vorrei essere né fraintesa né strumentalizzata - qualcuno ha detto "Temo il silenzio dei giusti". Troppo silenzio c'era stato: grazie di essere qui, grazie per questo applauso alla memoria di Paolo. Grazie di esserci, a difesa e sostegno di questa giustizia così maltrattata, così oltraggiata in quest'ultimo periodo. Oltraggiata spesso nell'indifferenza di troppi, o spesso nell'acquiescenza di tanti. Mi faceva male. Mi faceva male perché era costata cara, perché la conquista della legalità è costata troppo al nostro paese, è costata a tutti noi, ad alcuni di noi in modo particolare.
E questo silenzio era offensivo. Le parole delle commemorazioni, di troppi pronti a commemorare i morti e ad oltraggiare i vivi, con le loro azioni, facevano male, scavavano in quelle piaghe che non si sono mai rimarginate, perché più tempo passa, più profonde sono, più male fanno. E allora grazie oggi di questa festa, di questo essere insieme, di questo essere arrivati qui da tutte le parti; di essere qui giovani e meno giovani insieme, generazioni che si incontrano e si uniscono, perché ci sono dei valori che sono al di sopra di tutto e di tutti, o almeno così avevo sperato, avevo creduto dopo il 1992: che ci fossero dei valori che fossero davvero universali, che dovessero appartenere a tutti, che tutti dovessero sostenere e difendere.
E invece così non era stato. Oggi mi sembra di essere all'indomani di quei giorni terribili delle stragi del '92, quando scesi in piazza, davanti all'oltraggio più grande, quello della morte, e c'eravamo ritrovati in tanti. E avevamo capito che non era vero che i siciliani erano tutti mafiosi. Avevamo capito che eravamo tanti e tanti di più. I troppi silenzi, anche i compromessi, di questo ultimo anno in particolare, mi avevano fatto pensare per un momento che la giustizia, che la legalità, non fossero patrimonio di tutti, che l'avesse acquistato qualcuno e che ne facesse quello che voleva. Oggi qui mi rendo conto che la giustizia ci appartiene, che la legalità ci appartiene, che siamo noi a doverla difendere, e siamo tanti. Siamo tanti davvero, questo ci deve dare forza, ci deve dare fiducia, ci deve far ritrovare quella serenità che avevamo perso. Io devo ringraziare Nanni Moretti, perché lo sentivo parlare praticamente per la prima volta oggi. E lo sentivo pronunciare quelle parole che io stessa avevo dentro e che per troppo tempo forse avevo tenuto per me, che non avevo trovato la forza e il coraggio di dire ad altri. Io credo che abbia dato voce alla nostra coscienza, abbia dato voce alle nostre coscienze. Vedo un lenzuolo lì, quelli che furono fatti all'indomani delle stragi del '92; c'è scritto "Non li hanno uccisi. Le loro idee camminano sulle nostre gambe". Non solo le idee di Paolo e di Giovanni.
Guardate un po' quante gambe ci sono oggi qui a portare aventi queste idee di giustizia, di legalità, di pace. Perché non c'è pace senza giustizia. E allora, volevo farvi partecipi di una cosa un po' mia. Ricordo che durante l'ultima campagna elettorale, per l'elezione del nostro presidente della regione, in Sicilia, l'aspirante presidente - le sue aspirazioni poi sono state premiate: è diventato presidente della regione Sicilia - ebbe una frase molto infelice, devo dire: parlò della "sceneggiata dell'antimafia dei lenzuoli". E io ricordo che mi indignò questa frase. Mi indignò perché quella dei lenzuoli non era stata una sceneggiata: quello dei lenzuoli era un atto di coraggio inverosimile, era la prima denuncia firmata era la prima rottura ufficiale del regime dell'omertà. Per la prima volta si aveva il coraggio di denunciare la mafia e di firmare quella denuncia: chi metteva un lenzuolo al suo balcone con scritto "No alla mafia" diceva "Io, che abito qui, che ci sto ora, con la mia famiglia, con i miei figli, io non ci sto". Bene, oggi noi qui diciamo "Io non ci sto". E' un po' come se esponessimo il nostro lenzuolo a questa finestra. Grazie ancora. Qualcuno ha detto "Non ci perdiamo di vista". Non ci perdiamo di vista, teniamoci per mano: è anche questo il significato del girotondo, come delle catene umane che si fecero all'indomani delle stragi di mafia, significa tenersi per mano per sentirsi forti insieme. Io credo che questo sia importante. Ma guai se tutto questo restasse solo una bella giornata da ricordare e da raccontare agli altri: è importante la continuità, come in tutte le lotte per la libertà è importante la forza ma è importante la continuità. […] Poche frasi, perché possano diventare un messaggio e un patrimonio per tutti. E dà questo messaggio a voi, ai manifestanti di Piazza San Giovanni, per dire che la pace è nelle mani di ciascuno di noi. E dice "Mi appello alla società civile organizzata perché sappia resistere ai venti della guerra e dell'illegalità. Mi auguro che questa manifestazione di Piazza San Giovanni sia un'espressione di questa Italia che si organizza per resistere". Ciao." ("sbobinato" da Elisa Bianchini)

 

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